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AMBIENTE ITALIA 2007 PRESENTATO IL XVIII RAPPORTO ANNUALE DI LEGAMBIENTE DELLA SETA: “DICIAMO NO AL NIMBY CHE SI OPPONE A TUTTO E NO ALLE GRANDI OPERE CHE SERVONO SOLO A CHI LE FA. VOGLIAMO LE INFRATRUTTURE UTILI E PULITE PER CONTRASTARE I MUTAMENTI CLIMATICI, L’INQUINAMENTO, IL TRAFFICO: EOLICO, RIGASSIFICATORI, FERROVIE, TRASPORTO PUBBLICO LOCALE” I 100 INDICATORI DEL RAPPORTO: AL PALO LE RINNOVABILI (-6%), MALISSIMO I GAS SERRA (+12,1% RISPETTO AL 1990), TRASPORTO SU GOMMA A LIVELLI RECORD (83,7% DEGLI SPOSTAMENTI), PIU’ AUTO E MENO BICICLETTE CHE NEL RESTO D’EUROPA, ABUSIVISMO EDILIZIO +10% SUL 2000. MA DAL BIOLOGICO ALLE AREE PROTETTE AL TURISMO D’ARTE CRESCE NEI TERRITORI L’ECONOMIA DELLA QUALITA’ “DAL GOVERNO SEGNALI POSITIVI DI SVOLTA SU ENERGIA E CLIMA. L’AMBIENTE IN ITALIA E’ UN PROBLEMA GRAVE MA ANCHE UNA SOLUZIONE VINCENTE” “L’Italia ha bisogno di infrastrutture utili e pulite per contrastare i mutamenti climatici, l’inquinamento, la congestione da traffico: servono impianti eolici e solari, rigassificatori, metropolitane, ferrovie. Questa è la via che proponiamo, contro il Nimby che dice no a tutto e ignora l’interesse generale, contro le grandi opere che servono soltanto a chi le progetta e costruisce, dal Ponte sullo Stretto all’autostrada tirrenica”. Come di consueto, anche quest’anno Ambiente Italia è diviso in due sezioni: nella prima vengono approfonditi i temi connessi a infrastrutture e conflitti locali, la seconda contiene un quadro aggiornato con 100 indicatori sulla situazione ambientale dell’Italia. La diagnosi sulla salute del “belpaese” non è entusiasmante, in particolare proprio nei due campi più legati alle infrastrutture: energia e mobilità. Con un andamento in controtendenza rispetto ai trend dei maggiori Paesi europei, l’Italia vede calare il contributo delle rinnovabili ai consumi energetici complessivi: nel 2005 le fonti rinnovabili hanno pesato il 6% in meno sul mix energetico, per effetto soprattutto della riduzione della produttività degli impianti idroelettrici. Nel settore elettrico, l’incidenza delle rinnovabili nell’ultimo quinquennio è stata del 17,6%, un punto in meno della media dei precedenti cinque anni. Le fonti fossili coprono l’88% dei consumi energetici, alla faccia del Protocollo di Kyoto e della necessità di potenziare l’energia pulita. Siamo in ritardo anche nello sviluppo dell’energia eolica, che pure rimane la fonte pulita più diffusa in Italia: 6 MW eolici ogni 1000 abitanti, contro i 20 della Spagna, i 52 della Germania, i 73 della Danimarca. Praticamente statico il livello d’efficienza delle centrali termoelettriche, che passa dal 40,1% del 2000 al 40,2% del 2004, 8 punti percentuali in meno rispetto alla media europea. Direttamente collegato a questi numeri è il nostro drammatico ritardo nella lotta ai mutamenti climatici: le emissioni di gas serra sono cresciute del 12,1% rispetto ai livelli del 1990, mentre in Europa c’è stata nello stesso periodo una contrazione di circa mezzo punto percentuale: “Qui allora – ha sottolineato Della Seta – c’è da dire un primo, sonoro sì: agli impianti eolici, ai pannelli solari termici e fotovoltaici, anche ai rigassificatori visto che il gas è il combustibile fossile di gran lunga meno inquinante. Vanno fatti rispettando l’ambiente, ma vanno fatti, perché sono indispensabili per rendere più sostenibile il nostro modo di produrre e consumare energia. Per questo abbiamo accolto con favore l’inizio di svolta nella politica energetica segnato dall’ultima finanziaria e dal recente pacchetto di misure varato dai ministri Bersani e Pecoraro: finalmente si comincia a capire che ridurre la dipendenza dal petrolio, scommettere sull’efficienza energetica e sulle rinnovabili, è uno dei più urgenti interessi dell’Italia”. Altro fronte caldo è quello della mobilità. L’Italia è il Paese europeo dove le persone si spostano di più a motore (mediamente ogni abitante fa Ambiente Italia 2007 affronta poi il tema dei conflitti locali che spesso ostacolano e ritardano la realizzazione di infrastrutture: “Molte volte – ha detto Della Seta – l’opposizione locale è benefica, perché consente di fermare interventi inutili per la collettività e ambientalmente devastanti: come nel caso del Ponte sullo Stretto di Messina, che finalmente il governo Prodi ha tolto di mezzo, o dell’intenzione di realizzare una nuova autostrada tirrenica anziché ammodernare ed allargare l’Aurelia. Ma capita anche che per un eccesso di localismo non si riescano a realizzare opere necessarie, pure ambientalmente necessarie: questa sindrome Nimby è contro l’ambiente, e un ambientalismo efficace deve contrastarla senza sconti”. Ma perché Tornando ai numeri di Ambiente Italia 2007, la fotografia che restituiscono è di un Paese fermo in tutti gli indicatori che misurano la capacità di innovare: spendiamo per ricerca e sviluppo meno della metà della Germania e un quarto della Svezia, e la bilancia dei pagamenti tecnologici mostra incassi irrisori, un forte deficit e un basso volume d’acquisti e di scambi (le esportazioni italiane di alta tecnologia rappresentano infatti il 7,1% del totale dell’export, contro il 18% della media dell’Unione europea a 25). E però, a dimostrazione che la dimensione locale non è affatto sinonimo di immobilismo, di declino, proprio dal territorio vengono i segnali più incoraggianti, di un promettente dinamismo di quella che si può chiamare l’economia della qualità: la percentuale di superficie agricola coltivata a biologico è doppia rispetto alla media europea, crescono le certificazioni ambientali (l’Italia è il quarto Paese al mondo per numero di siti certificati ISO 14001, alle spalle di Giappone, Cina e Spagna e seconda solo a Germania e Spagna per la Emas, Insomma, lo stato dell’ambiente in Italia è dominato dai chiaroscuri, che caratterizzano anche due altri settori di grande rilevanza come il mare i rifiuti. E’ stabile il dato sulle aulle acque costiere inquinate, con Insomma, Ambiente Italia 2007 conferma che l’ambiente nel nostro Paese è un problema persino più rilevante che nel resto d’Europa, ma testimonia al tempo stesso che può essere, più ancora che altrove, una soluzione: “Oggi – ha concluso Della Seta – con l’acuirsi delle drammatiche evidenze del cambiamento climatico e con le crescenti tensioni sull’approvvigionamento energetico, le tematiche ambientali sono protagoniste indiscusse di una credibile prospettiva di benessere, che promuova la qualità, la conoscenza, la ‘soft economy’. La visione ambientalista ha tutte le carte in regola per proporsi come risposta convincente e vincente ai rischi presenti e futuri, ma deve liberarsi dalla nostalgia e dal lamento e trovare il coraggio di proporsi come via del cambiamento, della riforma, di una rinnovata idea di progresso”. L’ “Ambiente Italia 2007. La gestione dei conflitti ambientali” - Edizioni Ambiente, 256 pagine, 18 euro. Il rapporto sarà in libreria il 6 marzo. Sul sito www.osservatorioambienteitalia.it i numeri del Rapporto e molti altri dati, aggiornati in tempo reale. La produzione di “Ambiente Italia |
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